Convenzione ONU: ratifica definitiva del Parlamento

Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. [vai]

Donaci il tuo 5x1000

Anche quest'anno è possibile destinare il 5x1000 ad ABC.... [vai]



Cos'è il Linguaggio simbolico Bliss

Il primo sistema di comunicazione alternativa usato nei casi di disabilità verbale. [vai]



Vuoi essere sempre informato sulle novità e sulle attività
di ABC Lombardia?
Iscriviti alla newsletter!!






A A A

L'Italia firma la convenzione Onu sui disabili

Sancito il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità e l'impegno a favorire il loro effettivo inserimento nella società.

Per la prima volta l’ONU riconosce con una speciale Convenzione l’esigenza di dare dignità alla “nazione” dei disabili, che nel mondo sono 650 milioni: una realtà, dunque, che numericamente viene al terzo posto dopo le popolazioni della Cina e dell’India. In una solenne cerimonia, nella quale l’Italia era rappresentata dal ministro per la solidarietà sociale Paolo Ferrero, un primo gruppo di una cinquantina di Paesi ha firmato il documento che sancisce il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità e si impegna a favorire con concrete iniziative il loro effettivo inserimento nella società, incominciando dalla scuola e soprattutto dal mondo del lavoro.

LA CONVENZIONE - L’Italia, è vero, può vantare di essere una delle prime firmatarie di questa Carta delle Nazioni Unite, e potrebbe anche essere fiera di avere una delle legislazioni più avanzate in questo campo. Ma l’essere accomunata nel plotone dei primi 50 firmatari con paesi come Austria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Israele, Lituania, Portogallo, Regno Unito, San Marino, Slovenia, Svezia e Spagna, e fra le nazioni extraeuropee anche alla Corea, al Sudafrica e alla Cina, ci ridimensiona bruscamente quando dalle dichiarazioni astratte di principio e dalle formule legali si passa alla verifica concreta di ciò che è stato fatto per dare applicazione a questi nobili principi. Il problema non è, e il ministro Ferrero prima di recarsi nel Palazzo di Vetro per firmare lo ha spiegato in una conferenza stampa tenuta presso la Rappresentanza permanente italiana all’ONU, solo di risorse finanziarie. L’Italia infatti, per le varie indennità come l’accompagnamento dei disabili, e per le misure di sostegno nella scuola, spende già 8 miliardi di euro e, inoltre, nella scuola, ha uno degli indici di sovraffollamento delle classi più bassi del mondo. Ora, se si rapportano gli otto miliardi di stanziamenti alle stime dei disabili italiani, che variano da 800mila a 2,3 milioni, si è tentati di concludere che, per ogni disabile, l’Italia – a seconda dei criteri di calcolo - spende già da 10mila a 3.333 euro l’anno per ciascun assistito.

REALTA' DIVERSE - Ma la realtà è diversa. Per capirlo basta confrontare il modo in cui è tutelata la mobilità del portatore di handicap in Italia con quanto accade non solo in Svezia (il che è scontato) ma negli Stati Uniti, che pure hanno fama di essere refrattari al Welfare State. A New York il disabile ha diritto di fermare l’autobus e salire quando gli pare, perfino nelle ore di punta. Basta un gesto con la mano del portatore di handicap seduto sul suo veicolo elettrico su ruote e il bus si abbassa idraulicamente al livello della strada. Poi l’autista scende, fa salire il passeggero e lo sistema nell’apposito spazio con tanto di cinture. La procedura è lenta e macchinosa ma nessun automobilista si mette a strombazzare per il traffico bloccato. Nessuno dei passeggeri cosiddetti “normali” insolentisce per la perdita di tempo. In Italia simili episodi sarebbero pura fantascienza. Nelle stazioni italiane, del resto, nessuno ha ancora pensato a realizzare quell’invenzione non moderna che sono le pensiline a livello con i treni. Il viaggiatore si presume dotato di capacità acrobatiche, essenziali per arrampicarsi sui vagoni con pesanti valigie e per saltare a terra. Se è disabile o comunque non in forma, si faccia aiutare da qualcuno; altrimenti resti a casa.

MIGLIORAMENTO DEI SERVIZI - “Il problema – commenta Ferrero – in Italia non è di aumento delle risorse ma di miglioramento dei servizi”. Ancora più grave del trasporto è, per il disabile italiano, la situazione in fatto di accesso al mercato del lavoro. Secondo le statistiche, infatti, la disoccupazione italiana negli ultimi anni è scesa al 6,8%. Si tratta di un dato che, per quanto dovuto in buona parte al forte impulso dei contratti di lavoro a tempo, rispetto alla media europea di paesi come la Francia o la Germania può sembrare positivo. Ma per il portatore di handicap il lavoro resta quasi sempre un miraggio se è vero, come afferma il ministro, che “nella categoria dei disabili la disoccupazione in Italia è del 76%”.

Scaricate il testo completo
[Ulteriori informazioni] [Torna Indietro]